MERCATO IMMOBILIARE STABILE ANCHE NEL 2011, MA PREZZI INOSSIDABILI
Un manifesto per il rilancio del real estate.
Dall’inizio della crisi (2007) si è ridotto di un quarto il volume delle compravendite residenziali, che si prevede raggiungeranno nel 2011 le 595mila unità, solo il 2,8% in meno rispetto alle 612mila del 2010. Nonostante la stagnazione della domanda, i prezzi medi a livello nazionale sono rimasti praticamente stabili, con una riduzione nel 2010 solo dell’1,9% in termini reali. Tuttavia, nelle grandi città si è registrato un piccolo rimbalzo. A Milano, nelle aree di pregio i valori salgono del 5,0%, nelle zone intermedie del 2,4%, in periferia dell’1,6%. A Roma i prezzi aumentano di più nelle zone semicentrali: +2,7% in centro, +3,6% nel semicentro, +1,7% nelle periferie.
È quanto emerge dalla 15ª edizione del monitoraggio immobiliare «Rem. Real Estate Monitor» realizzato da Censis e Scenari Immobiliari, che è stato presentato oggi a Roma da Giuseppe Roma e Stefano Sampaolo del Censis e da Mario Breglia di Scenari Immobiliari. Il Rapporto propone anche un programma in sette punti per rilanciare il settore.
1. Cogliere il vento dei business possibili. È importantissimo massimizzare le opportunità esistenti, come il social housing e l’intervento per le energie rinnovabili e il risparmio energetico. Bisogna puntare sugli effetti positivi della cedolare secca sugli affitti, attraendo risparmi familiari per immobili da dare in locazione. Visto che il 32% delle famiglie risparmiatrici indica gli immobili come la migliore forma di investimento (erano il 23% a giugno 2010), con l’investimento in immobili da mettere a reddito si potrebbe soddisfare la domanda di giovani coppie, studenti e soprattutto immigrati, tenuto conto che dei circa 5 milioni di stranieri residenti in Italia l’11,5% intende acquistare un alloggio nei prossimi due anni e il 27,8% di affittarne uno.
2. Inventiva, competenza e aggregazione per accrescere la potenza imprenditoriale. È necessario superare la dimensione artigianale, centrata sul solo imprenditore capo-azienda, per realizzare la transizione verso medie imprese che incorporino maggiori competenze tecniche, proprio come è successo nel settore manifatturiero.
3. Ridare anima ai progetti immobiliari. Molti interventi e investimenti del real estate italiano incontrano difficoltà a realizzarsi o restano sulla carta a causa della cattiva qualità dei progetti. Prima di investire è necessario che si formuli un programma in cui risultino chiari la funzionalità dell’intervento, i vantaggi per la comunità interessata e la remunerazione per l’investitore.
4. Ritrovare un equilibrio tra finanza immobiliare, promotori/costruttori e Comuni. La finanza immobiliare è portatrice, oltre ai mezzi finanziari, di un sistema di regole per garantire la riuscita degli interventi. Tuttavia, il fulcro del processo è costituito dal promotore, mentre all’ente locale spetta una funzione di regia e di rappresentanza degli interessi generali. I tre soggetti devono collaborare, non farsi la guerra.
5. Allargare l’orizzonte ai mercati internazionali. L’industria immobiliare italiana deve espandersi all’estero. Molte imprese italiane richiedono immobili per la loro espansione internazionale, e Paesi a noi vicini (dalla Turchia alla Russia) presentano tassi di crescita del 4-5% all’anno.
6. Alzare il tono della fiducia, condividere valori. In Italia voci diverse reclamano più trasparenza a tutti i livelli. Diventare industria immobiliare comporta anche l’onere di mettere in campo meccanismi non giurisdizionali di garanzia, in modo da incrementare il capitale fiduciario all’interno e all’esterno del settore.
7. Cambiare le finalità della rappresentanza. Il settore immobiliare ha ancora una rappresentanza debole e frammentata. Per contare e poter dialogare con le altre componenti produttive e istituzionali, deve esprimersi anche sui problemi generali che affliggono la competitività del nostro Paese.
(cs Censis, Roma 13 giugno 2011)